sabato 12 novembre 2016

Libri e maschilismo: leggere rosa ci rende stupide?

Hello Readers!
Da tempo sento il desiderio di parlare di una questione amara, quella del maschilismo letterario.
Luigi Spagnol, il mese scorso ha fatto notare (come aveva fatto notare Dacia Maraini in passato) che, anche se di fatto le scrittrici donne vengono pubblicate al pari degli uomini, quando si tratta di valutare il valore letterario di un libro, le donne scompaiono tristemente.

Come dice Anna Premoli nel suo ultimo libro, se è una donna a scrivere un romanzo, è una sciocchezza, se lo scrive un uomo, è un capolavoro della narrativa contemporanea.
Editori e scrittori, stanno affrontando il tema, giustamente, dal loro punto di vista, da lettrice, vorrei parlare del maschilismo letterario nei confronti dei lettori, o meglio, delle lettrici.
Perché se è triste, per una scrittrice, venire considerata meno talentuosa, solo perché donna, perché scrive storie d'amore, o entrambe, è triste allo stesso modo, per una lettrice donna, venire considerata meno intelligente, perché legge narrativa rosa.



"Quelle cagate lì, che leggi tu", "Questo libro lo leggono solo le represse che non hanno una vita sessuale, lo hai letto vero?", tante piccole frasi che sminuiscono la nostra persona, ma che in realtà più che fare soffrire, fanno capire quanto sia dilagante l'idea di considerare  libri di serie A e di serie B in base a preconcetti maschilisti. Soprattutto tra le donne.
Purtroppo, non riesco neanche ad avercela tanto con loro perché viviamo in una società in cui veniamo costantemente giudicate, misurate e trovate in difetto.
Questa non è una società in cui si può essere femminili E ANCHE intelligenti.
E' una società in cui le donne hanno paura del piacere di cucinare per il loro amato, perché temono di vedersi di nuovo relegate in cucina.
Hanno paura di fare figli perché in questa società è inconcepibile essere donna e madre...quando diventi madre, perdi la donna...
E' una società in cui per essere considerate intelligenti non puoi leggere  romanzi rosa e che dio ce ne scampi se ammetti di aver letto un erotico!!
Ed ecco allora, che nella corsa all'essere considerate intelligenti quanto gli uomini, non possiamo dimostrare la "debolezza" di amare un romanzo d'amore, di passare per sognatrici o sentimentali.
Non è contemplato il cercare in primo luogo il piacere di un libro e il bisogno psicologico a cui si cerca gratificazione.
Al di là che si può discutere all'infinito su quale sia un buon libro, se proprio dobbiamo mettere un'etichetta ( e non dobbiamo), almeno non facciamolo in base a preconcetti maschilisti.
Dopo otto ore di lavoro, non so voi, ma io non mi metto a leggere il premio pulitzer, mi leggo una storia leggera e d'evasione.
Allo stesso modo in cui altra gente si guarda un film o esce in un locale, a me piace leggere e quando leggo ho il diritto di divertirmi e svagarmi.
Non devo impressionare nessuno, so già di essere intelligente, il premio Pulitzer lo riservo al periodo di ferie o comunque quando riesco ad essere abbastanza concentrata da godermelo, altrimenti passerei ore a leggere, ma non a farlo mio..( P.s. Doerr è magnifico)
La lettura è una cosa che riguarda solo noi e nessun altro, si tratta di nutrire il nostro mondo interiore e le emozioni contano quanto le informazioni.
A chi mi dice che solo dentro certi libri si trovano grandi lezioni di vita, io rispondo che la Vita, offre grandi lezioni di vita, i libri ci aiutano solo a capire quelle lezioni e questo lo può fare qualsiasi libro.

Perché leggiamo? Per piacere? Per svagarci? per evadere dalla realtà? per costruirla? per imparare? per trovare risposte? per farci domande? Quali che siano i nostri motivi, alla fine siamo tutti lettori e come tali dovremmo dimostrare una maggiore apertura mentale e considerare che tutti i generi letterari hanno lo stesso valore.





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