lunedì 10 aprile 2017

Nonrecensione La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato

Hello Readers!
Ecco la mia opinione sul libro la figlia femmina,di Anna Giurickovic Dato, edito da Fazi editore, candidato al premio Strega di quest'anno.


Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.



Non ero sicura che leggere La figlia femmina, fosse una buona idea.
Dopo averlo letto, non lo sono ancora, eppure non potevo fare altrimenti.
Un libro potente e  straziante, che mi ha riempito di rabbia e odio. 
La storia si apre con una scena molto forte: il padre Giorgio che mette a letto la sua bambina, le racconta la fiaba della buonanotte e dopo, la tocca come un padre non dovrebbe mai fare.
Benché questa scena sia particolarmente cruda e difficile da digerire, il resto del romanzo si gioca tutto sull'ambiguità.

Tra i giochi del conscio e dell’inconscio, del detto e del sentito, non so più rendermi conto se ciò che accade, accade perché io lo vedo accadere, o se invece avviene nella realtà, fingo di dormire e non intervengo in alcun modo. 

Se c'è un difetto in questo romanzo, sta nel fatto che la trama racconta fin troppo, è praticamente un riassunto del libro.
Eppure la Dato riesce a coinvolgere così tanto, che non è possibile non consigliarlo.
Non ero sicura di leggere questo romanzo per via del tema trattato..non sono mai riuscita a finire Lolita di Nabokov, pur trovandolo straordinario, proprio perché emotivamente non riuscivo a continuare la lettura.
La figlia femmina, pur trattando un tema per me molto disturbante,è riuscito a conquistarmi.
La storia viene narrata principalmente da Silvia, una donna comune, senza ambizioni, se non quella di essere semplicemente una brava donna.
Il romanzo intreccia presente e passato, attraverso il filtro dei ricordi di Silvia, che appare inconsapevole, ma non innocente.

«Tu lo sai cosa vuol dire avere un segreto grande e terribile?»

Lo sa Maria, lo sa Giorgio e credo che lo sapesse anche Silvia.
Una segreto impossibile da capire,  a volte quasi urlato dalla bambina e dallo stesso Giorgio, alla madre Silvia, una madre che non sapeva, che non voleva sapere, che aggiusta la realtà, la nasconda e la ricrea.
Carnefici, vittime, indifferenti...ruoli che si scambiano, che non appartengono mai ad un solo personaggio, Silvia, Maria, Giorgio...e quell'Antonio che mi è sembrato un tentativo di rimettere in piedi il teatro, riniziare un nuovo ciclo, nella speranza di un finale diverso.
Silvia osserva la figlia Maria, ragazzina di tredici anni, che cerca di sedurre Antonio, il suo nuovo compagno. La ragazzina ancheggia, si scopre le gambe, in una perfetta imitazione di una Lolita, ma perché? Forse per mettere alla prova la madre, per metterla di fronte alla realtà che Silvia ha ignorato tanti anni prima e costringerla a scegliere. A scegliere finalmente lei. 

«Tu non mi crederesti mai». «A cosa non dovrei credere, Maria?». «Che io sono un diavolo». «Tu sei un angioletto, sei una bimba». «Non è vero. Io il diavolo ce l’ho qua».Si alzò in piedi e si indicò il petto. «Ma non lo so chi ce l’ha messo, ci sono nata così».

Non c'è innocenza in questo romanzo, nessuno è innocente in questa storia e  davanti a quell'espiazione finale appena abbozzata, non ho potuto fare a meno di pensare: è troppo tardi.

Mi cerca con occhi improvvisamente buoni, che chiedono scusa. Sono quelli di chi finalmente ha deciso di fare la pace.

Una storia coinvolgente, emozionante, disturbante, dolorosa, spietata come solo la realtà può essere e per questo lo consiglio.

3 commenti:

  1. Un libro con questa trama mi spaventa. Come te ho fatto molta fatica con Lolita e preferisco pensare agli Atticus Finch che agli Humpert e alle Dolores.Tematica troppo scottante per me.
    un saluto da Lea

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    1. Ciao Lea, decisamente, Atticus da molta più gioia..pensavo a lui giusto qualche giorno fa.

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    2. Io ci sto pensando molto. Quasi quasi riguardo il film oltre a rileggere il libro. ;-)
      Lea

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